Mirador. Omaggio ai Borghi più belli d’Italia

logo-mira-1Una creazione del gruppo BLU L’AZARD dedicata a “I BORGHI PIÙ BELLI D’ITALIA”, promossa dal Comune di Ostana (CN), prodotta dalla Chambra d’oc e messa a disposizione della rete dei Borghi.

Mirador è innanzitutto uno spettacolo musicale pensato e ideato per i “Borghi più belli d’Italia”. Nella creazione dello spettacolo ci si è interrogati su quale fosse la peculiarità di questi borghi e sul concetto di bellezza. Si è cercato quindi di declinare il concetto di bellezza e di luogo attraverso i suoni della grande e multiforme tradizione musicale italiana e con l’aiuto di alcune importanti figure culturali del “Bel paese”.

Mirador è un termine occitano, una delle dodici minoranze linguistiche storiche italiane tutelate legislativamente, la lingua dell’amor cortese e dei trovatori. Mirador significa belvedere ed è come uno sguardo dall’alto che si è immaginato lo spettacolo, un belvedere o se si preferisce un colpo d’ala, un volo sulla bellezza e la singolarità di questi borghi, diversi ma uniti da un legame, da un filo rosso che è appunto la bellezza con le sue declinazioni e l’Italia con la sua storia.

Lo spettacolo è dunque un viaggio in cui, come da un belvedere, si cerca di dare uno sguardo dall’alto ai borghi più belli d’Italia. Canti, danze, stornelli, ninna nanne, filastrocche e poesie diventano frammenti di pensieri e impressioni sinestetiche in cui la bellezza e “il borgo” sono ora pietra, sole, silenzio, canto d’amore, solitudine, collina, mare, pescatori, poeti, …

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Terreno solido in cui si appoggia lo spettacolo è la musica tradizionale italiana di cui con un ipotetico sguardo dal nostro belvedere si cerca di offrire la varietà e la ricchezza dei paesaggi sonori e culturali che animano, o che hanno a lungo animato, i nostri borghi.

Il grande etnomusicologo Alan Lomax, che tra il 1954 e il 1955 compie un lungo viaggio per l’Italia registrando le musiche e i canti tradizionali, consegnando alla storia e alla nostra memoria dei suoni e delle estetiche musicali che già andavano scomparendo, scrive sul suo diario di viaggio: “La maggior parte degli italiani – non importa chi siano o come vivono – ha una passione per l’estetica. Magari hanno soltanto una collina rocciosa e le mani nude per lavorare, ma su quella collina costruiranno una casa o un intero paese le cui linee si armonizzano perfettamente con il contesto”. Coordinate dello spettacolo, quasi a guidare lo sguardo dal belvedere, oltre i suoni della tradizione musicale italiana sono anche poesie e pensieri che aiutano a declinare il concetto di bellezza e che di bellezza sono impregnati. La collina rocciosa in cui Lomax registrava canti di lavoro è anche la collina di Pavese in cui: “… Un acceso silenzio brucerà la campagna come i falò la sera”.

Oppure la bellezza descritta e rappresentata nelle opere di Pasolini, che a proposito scrive: “L’occhio guarda, per questo è fondamentale. È l’unico che può accorgersi della bellezza. La bellezza può passare per le più strane vie, anche quelle non codificate dal senso comune. E dunque la bellezza si vede perché è viva e quindi reale…”. Ma la bellezza può anche essere risposta e rimedio al dolore: “Medico del dolore è per l’uomo il canto”, recita un’incisione su un antico strumento musicale italiano, oppure “La ninna nanna della guerra” del grande poeta romano Trilussa in cui la poesia è come se cercasse di esorcizzare la follia distruttiva facendo dormire un bambino affinché non veda l’orrore della Prima guerra mondiale di cui, tra l’altro, quest’anno è il centenario. Lo spettacolo si apre con una citazione che non a caso è riportata sulla guida “I Borghi più belli d’Italia”, nell’introduzione che ha per titolo “La bellezza per salvare l’Italia”:

“Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore”. (Peppino Impastato).

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